Non preoccupatevi, non voglio suggerire nessuna dieta… è solo una scusa per parlare un po’ di condizione atletica.
In particolare, vorrei parlare un po’ dello stato fisico dell’Olimpia Milano. Premetto che non sono un tecnico e che non voglio mettere in discussione l’operato dei professionisti – tantomeno quello di Simone Lassini, che è giustamente molto apprezzato e rispettato – ma mi piace essere una voce fuori dal coro e soprattutto mi piace approfondire.
L’opinione unanime è che, avendo un roster di profondità e talento limitato, l’Olimpia:
- debba controllare esasperatamente il ritmo;
- sia inevitabilmente destinata a calare a fine partita e col prosieguo della stagione a causa dell’affaticamento.
Le prestazioni sembrano dimostrarlo: l’ultimo quarto di Bologna è stato imbarazzante e in altre occasioni la squadra è sembrata decisamente in riserva di energia.
Non contesto la premessa – il roster è corto e i sostituti, pur non difettando di impegno, non possono essere certo definiti talentuosi – ma non sono convinta che il punto 2. ne debba essere per forza una conseguenza diretta. Semmai, mi aspetterei un calo del rendimento tecnico, cioè della qualità di gioco espressa, quando ci sono panchinari in campo, ma non necessariamente un crollo fisico sul finale. Due partite alla settimana (anche tendo conto degli spostamenti per le trasferte) non sono poi tante per la pallacanestro: forse noi italiani dovremmo liberarci della mentalità calcio-centrica, perché si tratta di due sport molto diversi (e sto parlando dell’aspetto strettamente fisico-atletico, non sto dando giudizi morali).
Giusto per curiosità, gettando lo sguardo oltre oceano, ci sono squadre, che pur non utilizzando ampie rotazioni, non sembrano certo stancarsi così tanto, indipendentemente dai 48 minuti, dai back-to-backs e dal limitato numero di allenamenti. Anche trascurando i soliti Suns (il cui quintetto base, numeri alla mano, ha peraltro ridotto il minutaggio in campo – ma non ditelo ai tifosi locali che sono rimasti alla pallacanestro anni 60…), qualcuno ha dato un’occhiata ai minuti in campo dei leader dei Golden State Warriors (Davis e Jackson sono regolarmente sopra i 40 minuti di utilizzo), o degli infermabili Celtics o, persino, in alcune partite degli Spurs?
In conclusione, posso al limite giustificare Melvin Booker, al quale è mancata una adeguata preparazione pre-stagionale, ma quando vedo persino 2 atletoni come Sesay o Watson piegati sulle ginocchia (per non parlare della patetica condizione atletica delle ultime 2 partite di Gallinari), rimango basita e mi sembra lecito pormi delle domande. Posso osare una teoria decisamente non-mainstream? Non è che l’Olimpia gioca – e immagino provi le situazioni di gioco in allenamento – ad un ritmo talmente controllato che, nel corso della partita, le capacità aerobiche non vengano sufficientemente allenate? In fondo, ci si allena anche giocando…
Let’s get physical
Visto che si parla di fisico, tanto per cambiare, vorrei contestare il commento di Claudio Colombo su “Il Corriere della Sera” di qualche settimana fa sul rapporto Mitchell riguardante l’uso di steroidi nel baseball. Ovviamente, non ha perso l’occasione di fare di tutta l’erba un fascio, estendendo la piaga steroidi, HGH, Balco Laboratories a tutto lo sport americano, NBA compresa, e portando, nientemeno, ad esempio il solito Kukoc (esempio attuale, direi…). Vorrei informare il sig. Colombo che ogni contratto collettivo di ogni Lega professionistica ha disposizioni diverse in materia di doping (le MLB fino a pochi anni fa non prevedevano alcun controllo né sanzioni, cose invece previste da tempo nel contratto collettivo NBA), e ricordo che una buona parte dei giocatori NBA, americani e non, partecipano anche a competizioni FIBA e si sottopongono quindi anche ai relativi controlli. E vogliamo proprio ripescare la questione Kukoc? E allora facciamolo… Per usare una definizione inglese, Toni si è decisamente “bulked up” col passaggio in NBA, ma sicuramente non è mai stato un esempio di definizione muscolare. E’ così facile generalizzare, ma mi sarebbe piaciuto che qualcuno, anche ai tempi, avesse preso in considerazione anche i seguenti fattori:
- fino ad allora era stato allenato da coaches della scuola slava – anche a Treviso il suo allenatore era Skansi – che almeno nei primi anni 90 sostenevano che il potenziamento muscolare limitava l’espressione del talento tecnico (qualcuno ricorda certe dichiarazioni di Tanjevic?). Quindi, è presumibile che prima di allora non fosse mai stato sottoposto ad un lavoro di pari intensità.
- il cambio di alimentazione… e non in senso positivo. Bastava guardarlo per intuire che parte del suo aumento di peso non era solamente attribuibile alla muscolatura. Il passaggio dalla bistecchina con insalata delle cene di squadra all’europea al junk-food libero non è da sottovalutare. Belinelli ha dichiarato di essere ingrassato di 4 kg durante il training camp perché non riusciva a smettere di mangiare dolci, tanto che è stato messo sotto controllo dallo staff dei Warriors…
Sicuramente non tutti i giocatori NBA saranno dei santarellini, ma che per partito preso si debba scrivere un commento populista e disinformato, per di più su uno dei principali quotidiani italiani, mi manda in bestia!
The Ugly Duckling